Ex Ospedale psichiatrico (Rovigo)

L’ospedale psichiatrico Re Vittorio Emanuele III, ora dismesso ed abbandonato, un enorme struttura alla periferia di Rovigo nella frazione di Granzette. Mi sono messo a fare delle ricerche su google per saperne di più e la prima cosa che mi è saltata all’occhio, quando ho visto i risultati, è stata i nomi di altri ospedali psichiatrici dismessi di Italia. Nella fattispecie quello di Nocera inferiore dedicato anche questo ad un re di Italia, tal Vittorio Emanuele II. Sarà un caso che tali strutture venivano dedicati a tali personaggi di casa Savoia??

Secondo me No, ma tanto ormai non cambia niente.

Tornando all’ospedale psichiatrico di Rovigo, oggetto di questo articolo, è una struttura enorme che si trova, come già detto in periferia. È stato possibile visitarlo grazia ai ragazzi de “I luoghi dell’abbandono”. Alcuni edifici non sono praticabili, sono ben indicati in loco e ben indicati sulla mappa che viene fornita al momento della registrazione, si fa per dire, all’accesso.

L’impressione che ne ho avuto subito dentro i primi edifici, bui e sporchi, è stata di sentirmi in uno di quei videogame tipo “Lara Croft” o peggio “DOOM”. Infatti mentre camminavo in quei luoghi mi immaginavo la musica di sottofondo di DOOM che andava e io, con la fotocamera davanti a me, che punto come pronto a sparare il mostro dietro l’angolo.

A parte questi momenti goliardici, e mentali più che altro (proprio il posto giusto per farsi giri mentali qui), i luoghi e le atmosfere suggerivano tristezza, in qualche punto immaginavo quelle anime senza speranza aggirarsi in quei luoghi, che anche se avessero avuto le finestre spalancate e la luce che inondava gli ambienti, le loro menti torturate e sofferenti sicuramente le avrebbero viste comunque tetre e tristi.

La cosa più triste, ai miei occhi, il modo di riferirsi agli ospiti di quell’ospedale. Alienati, Tranquilli, Agitati.

Sapendo la poca morale e la completa assenza di professionalità, alla ricerca di fama in un campo medico effettivamente empirico, di molti medici psichiatrici, mi chiedo quante di quelle persone “alienate” erano rinchiuse lì perché veramente malate mentalmente?

Chi decide chi è malato e chi no? Chi decide chi deve essere rinchiuso e chi deve essere libero di circolare. L’epoca di maggior uso di questo ospedale in fondo è stato tra 1910 e il 1965, a cavallo della ben famosa epoca fascista, quando qualcuno arbitrariamente decideva la vita degli altri, quando qualcuno arbitrariamente decideva come le altre ideologie politiche andavano “corrette”. Di conseguenza, quante persone sono state portate qui solo perché non “simpatiche” al regime?

Chissà quante persone sono state fatte rinchiudere in quei posti, con la complicità di medici, solo perché scomode a qualcuno di potente?

Domande secondo me lecite, perché rimane sempre il dubbio, in base a quali parametri vengono decise le malattie mentali, a parte comportamenti evidenti, e non sempre evidenti, non ci sono parametri obiettivi per decidere l’insanità mentale di qualcuno, con l’aggravante che tali decisioni vengono prese da persone di cui non viene mai verificata la sanità mentale. Ossia chi controlla il controllore?

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Ho provato ad immaginare, si può solo provare e sicuramente sbagliare, i pensieri delle persone in quegli ambienti. Persone sedute su sedie che guardano fuori da una finestra in attesa di qualcosa che non arriva, fermi nel tempo e nello spazio mentre i pensieri sono persi in chissà quale lontano mondo alieno o esotico.

Chissà quanti di loro, con quello sguardo perso in un punto all’infinito, ricordano di momenti lontano nel passato, dei loro vecchi amici, i genitori, il gioco e i sorrisi del passato.

E poi tutto cambia. Chissà quanti hanno rimuginato il momento del cambiamento, quando il mondo è crollato in un baratro senza fondo. Quando la mente ha cominciato a scivolare nel buio e per salvarsi ci si aggrappa a qualunque cosa possa dare un senso di sicurezza, o meglio l’illusione della sicurezza.

Ho provato ad immaginare i diversi scenari, ma sicuramente ho sbagliato la gran parte dei pensieri e dei momenti vissuti in quei luoghi. Il dubbio rimane e l’immaginazione fa i suoi giri.

Sicuramente il luogo ha un suo ché di magico, di surreale e fantastico. E sicuramente anche lugubre.

Per visitarlo è bene procurarsi un vestiario che permetta di avere il corpo protetto, si ricorda che si è in luoghi senza nessun tipo di manutenzione, di conseguenza si è sempre in possibilità di pericolo personale, di conseguenza è bene evitare di uscire dai percorsi già stabiliti da chi il posto lo conosce meglio di noi.

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