Capitolo Sei

Il lungo buio nell’attesa

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Il lungo rumore andava avanti ormai da tempo, non si sapeva neanche da quando ormai. Sempre al buio e con grandi scossoni, ormai il tempo era scandito da scossoni e urti. Un lungo, troppo lungo periodo in cui nessuna delle cipolle aveva il coraggio di parlare. Ormai tutte le supposizioni erano cadute, nessuna era più valida. Tutte sapevano di non sapere. Tutte sapevano che non c’era scampo, che Contadino non c’era più e che di Contadino ce ne erano più di uno, ma non si riusciva a capire il perché di tutto questo martirio.

Come per magia il rumore cessò, di colpo senza una spiegazione. Intorno tutto buio, in lontananza rumori di fondo in continuo, ma non erano forti, quindi sopportabili. Si sentivano Contadino che parlavano tra loro, non si capiva quello che dicevano, per la verità non avevano mai imparato la lingua di Contadino, ora si rendevano conto che con Contadino non erano mai riuscite a comunicare, probabilmente Contadino non capiva le loro preghiere, forse era per questo che non aveva mai esaudito le loro preghiere, non le capiva. Come loro non capivano Contadino.

Fu una lunga attesa, un periodo di lungo buio, senza scossoni almeno, non c’era neanche il sole a seccarle, almeno non si soffriva come nel tempo passato.

Qualche cipolla provò, timidamente, a teologizzare la situazione in cui si trovavano, ma ormai si era nell’epoca degli atei, non si credeva più a niente, ogni profezia, previsione, sogno, puntualmente non si era avverato, era stato disatteso. Contadino non era tornato per salvarle, non sembrava neanche arrabbiato con loro,  c’erano più di un Contadino, mentre in tanti avevano detto che di Contadino ce ne era solo uno. In molti avevano perso la speranza nel futuro, e non credevano più che Contadino si sarebbe preso cura di loro per sempre.

Quindi quando ricominciarono i teologi a parlare vennero subito zittiti come ciarlatani e chiamati falsi profeti. Venditori di fumo per le povere cipolle credulone. Ma ormai i tempi erano cambiati, il razionalismo ed il pessimismo cipollare stava prendendo sempre più piede.

Il tempo trascorre inesorabile e lungo sempre al buio, poi cominciarono a giungere voci di qualche cipolla che era al confine del buio e che raccontava di vedere una tenue luce rossa, uguale a quella che si vedeva nei giorni felici dei campi, provenire da degli squarci nel buio, qualcuno raccontava di averla anche vista.

Fu il momento che i teologi aspettavano, cominciarono a raccontare di un ritorno alla luce, di nuova speranza in arrivo, ti rinascita a nuova vita.

Piano piano cominciarono a trovare sempre più seguaci e credenti, proprio grazie alle notizie che la nuova luce nello squarcio aumentava sempre più. Ormai si credeva che la loro sofferenza stava finendo.

Ricominciò il rumore, con forti vibrazioni, poi di nuovo gli scossoni. Il rumore assordante zittì tutte le teorie all’istante, non si sentiva più la voce di nessuno, non si sapeva neanche più cosa era successo alla luce della speranza, poco importava, la speranza svaniva con l’aumentare delle vibrazioni e degli scossoni. Un rumore assordante, lungo, continuo. Con il rumore cresceva il terrore e la paura, svaniva la speranza.

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